Quivirgola
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Doppler. Vita con l'alce

16.50

Non fare nulla. Annoiarsi fino a sentirsi felice. È questo lo scopo di Andreas Doppler, ineccepibile padre di famiglia e professionista esemplare che, dopo una caduta in bicicletta, decide di trasferirsi in una tenda nel bosco distante solo qualche centinaio di metri dalla fin troppo confortevole casa – dove continuano a vivere una minacciosa moglie incinta e due figli già tragicamente incanalati verso quella vita che lui sta cercando di sfuggire. La sua è una ribellione coerente e irriverente, all’insegna della libertà personale e del rispetto per gli altri, contro «quel disgustoso benessere norvegese che ci rende la popolazione più simpatica e al tempo stesso più egoista del mondo». È una fuga dal conformismo verso il primitivismo, un ritorno alla natura hamsuniana, un’esilarante rivoluzione nella periferia di Oslo: cacciare alci per non morire di fame, addomesticare il cucciolo dell’alce uccisa per avere qualcuno con cui parlare, innalzare un totem alla memoria del padre, difendere il territorio dagli attacchi del cognato con arco e frecce. Dunque un’altra vita è possibile, nel bosco accanto a casa. Ma il suo fascino non tarda a richiamare altri profughi del mondo moderno, e tanto basta perché Doppler veda rompersi l’incanto del suo isolamento silvestre: insieme all’alce Bongo e al figlio minore Gregus, a cui cerca di insegnare a non imparare a leggere, a stare alla larga dalle vittorie e dal successo, l’irriducibile ribelle parte per un viaggio «che potrà essere lungo». Scende in guerra. «Contro la bravura. Contro la stupidità.»

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